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VIDEO E FOTO. La Famiglia Bosina al Sacro Monte fa toccare il cielo con un dito ai ragazzi del Ferraris, tra poesie in dialetto e uno scenario fantastico

VIDEO E FOTO. La Famiglia Bosina al Sacro Monte fa toccare il cielo con un dito ai ragazzi del Ferraris, tra poesie in dialetto e uno scenario fantastico

Articolo a cura di Elena M. Zoja di VareseNoi

https://www.varesenoi.it/2022/07/24/mobile/leggi-notizia/argomenti/varese/articolo/video-e-foto-la-famiglia-bosina-al-sacro-monte-fa-toccare-il-cielo-con-un-dito-ai-ragazzi-del-ferra.html

Premiati i ragazzi del Liceo Ferraris che hanno partecipato al concorso “Scorci del Sacro Monte”, a cui VareseNoi ha donato un weekend in Liguria, e i primi tre classificati del “Poeta Bosino 2021”. Applausi ed emozioni alla presenza delle autorità nella bellissima serata condotta dal Regiù Luca Broggini

La Famiglia Bosina ieri sera ha toccato il cielo con un dito, insieme ai ragazzi del Ferraris, alle autorità e ai vincitori del tradizionale concorso poetico dialettale “Poeta Bosino 2021”.

All’appuntamento estivo “Rioninquota”, nella bellissima cornice del Sacro Monte che getta lo sguardo su Varese, sui laghi e sulle cime dell’arco alpino, sono stati premiati i ragazzi del Liceo Scientifico Ferraris che hanno partecipato al concorso artistico di arte figurativa “Scorci del Sacro Monte”.

Alla presenza del preside Marco Zago che, con l’aiuto dei professori Ada Debernardi e Antonio Pizzolante, ha reso possibile questo concorso, sono stati dati i riconoscimenti ai ragazzi dalle classi terze, rappresentate da Emanuele Travetti, con un weekend in Liguria offerto dal nostro quotidiano online VareseNoi, e dei biglietti d’ingresso al cinema offerti da Multisala Impero Varese.

I ragazzi dalle classi seconde hanno invece ricevuto un abbonamento digitale di 12 mesi offerto da Prealpina e dei biglietti d’ingresso al cinema offerti da MIV, quelli di prima, invece, con un abbonamento al cinema MIV e i biglietti per le partite della Pallacanestro Varese, donati da “Il Basket siamo Noi”.

La giuria era composta dal sindaco Davide Galimberti, dal prefetto Salvatore Pasquariello, dal questore Michele Morelli, dal comandante provinciale della Guardia di Finanza Crescenzo Sciaraffa, dal comandante della Polizia locale Matteo Ferrario, dal comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Piasentin, dal comandante provinciale dei vigili del fuoco Antonio Albanese e dall’insegnate di disegno Luisa Lissoni.

Tra le autorità varesine presenti ricordiamo il governatore Attilio Fontana, il prefetto Salvatore Pasquariello, l’assessore Andrea Civati, il presidente di Croce Rossa Varese Angelo Michele Bianchi e inoltre il medico missionario in Pime Guinea Bissau, padre Alberto Zamberletti, nato a Velate, oltre a Simone Longhini, presidente della Commissione comunale Affari Produttivi.

Durante la bellissima serata sono stati premiati da Luca Broggini, regiù della Famiglia Bosina, anche i vincitori del concorso poetico dialettale “Poeta Bosino 2021” e cioè Antonio Borgato, primo classificato con la poesia “Anca par ti”, Carlo Piccinelli, secondo con “Prima ca riva nott”, e Lidia Munaretti, terza con “Distraziun… in utubar”.

Sentirle recitare dagli autori, con uno splendido panorama e nella frescura del tramonto, è stato bellissimo ed emozionante. Riportiamo di seguito i testi delle poesie con la loro traduzione.

Per la nostra redazione è stato un grande piacere partecipare e promuovere l’evento della Famiglia Bosina, con cui condividiamo gli ideali di valorizzazione del territorio, dei suoi usi e della sua storia.

Prima poesia classificata:

ANCA PAR TI

Scüür d’inciòstar intùrna, dumà ‘na finèstra inlüminàda:

l’è un lüm piscinìn, ‘na candìra pizzàda in sül scòss.

La lüsìss tremurént e la riéss mia a sciarì i umbrìi du la nòcc,

ma la sa véd, ‘mè ‘n fàru in màar, fìna da inscì tant luntàn.

Chi l’è che l’avrà pizzàda e quàal sarà ul sò parchè?

Fórzi la cumpàgna i uraziun par chi l’è pü a sto mund;

fórzi l’è ‘n ségn da sperànza parchè ga sia salüüt e pàas;

fórzi l’è ‘ invìid a turnà a cà par chi l’è nài o l’è sperdüü.

Quàal che ‘l sia ‘l sentimént, ‘l desidéri, la paüra l’è no impurtànt.

Déntar ul tò cör gh’è sèmpar ‘na quài sperànza, ‘n tripilamént:

l’è assée ‘n lüüm piscinìn, tremurént, in la nòcc pussée scüra,

te ‘l vàrdet ben e te podet réndas cünt ca l’è pizz anca par ti.

Antonio Borgato


Anche per te

Buio d’inchiostro intorno, solamente una finestra illuminata:

è un piccolo lume, una candela accesa sul davanzale.

Brilla tremolante e non riesce a svelare le ombre della notte,

ma si vede, come un faro in mare, persino da così tanto lontano.

Chi l’avrà accesa e per quale motivo?

Forse accompagna una preghiera per chi non c’è più;

forse è un segno di speranza perché ci sia salute e pace;

forse è un invito a tornare a casa per chi se n’è andato o è disperso.
Quale sia il sentimento, il desiderio, la paura non è importante.

Dentro nel tuo cuore c’è sempre una speranza, un’agitazione:

è sufficiente un lume piccino, tremolante, nella notte più scura,

l’osservi bene e puoi accorgerti che è acceso anche per te.

Seconda poesia classificata:

PRIMA CA RIVA NOTT

Su àar da parpài vugàn via i ùr,

un bòff da vènt e sa cambia direzion;

i medesim cumedàn i dulùr,

ma sòtt a ra scèndra nìsan i question.

Ra gloria da ier l’è péna svapuràva,

i danée a quéll’ora là varéran nagòtt;

na scurléra sur cor la scund na feriva:

rid e lassà cùur prima ca riva nott!

Carlo Piccinelli

PRIMA CHE GIUNGA NOTTE 

Su ali di farfalla volano le ore,

un soffio di vento e si cambia direzione

le medicine leniscono i dolori

ma sotto alla cenere dormono i problemi.

La gloria di ieri è appena evaporata,

il denaro all’ora fatale varrà nulla;

una smagliatura sul cuore cela una ferita:

sorridi e lascia correre prima che giunga notte.

Terza poesia classificata: 

DISTRAZIÙN… IN UTÙBAR

Crìan i föj sécch sóta i mè pass ligér,

’n sù tevidìn ‘l ma scalda i penséer.

Sü ’n fò quasi biótt rampega ’n nisciulìn

’n gatt al pisòca in sül mür dul giardìn.

Sa scürtan i giurnàa, ma che bèi culùur!

L’aütünn al pitüra i sò caplaùur,

i a fà sü in d’un véel tant ‘mè ‘na spùsa,

da rimirà bianca e maestùsa.

Vùus da fiö ca giügan pién de légrìa;

setàa in sü ‘na banchéta, a l’umbrìa,

dó dònn ciciaràn; ’n cagnö ‘l cùrr in sül pràa,

da ‘na finèstra ’n càntich passiunàa.

E mi camìni dàsi in sü sto santée

in mèzz a risciö, castégn e rüedée.

Ho ciapàa sü ’n scarpüsc… ma pògi al bastùn:

varda indùa ta métat i pée, ma dabùn!

Lidia Munaretti

DISTRAZIONE… IN OTTOBRE 

Scricchiolano le foglie secche sotto i miei passi leggeri,

un sole tiepido mi scalda i pensieri:

Su un faggio quasi spoglio si arrampica uno scoiattolo,

un gatto sonnecchia sul muro del giardino.

Si accorciano le giornate, ma che bei colori!

L’autunno dipinge i suoi capolavori,

li avvolge in un velo come una sposa,

da ammirare bianca e maestosa.

Voci di bambini che giocano pieni di allegria;

sedute su una panchina, all’ombra,

due donne chiacchierano; un cagnolino corre sul prato,

da una finestra un cantico appassionato.

E io cammino adagio su questo sentiero

in mezzo a ricci, castagne e roveti.

Sono inciampata… mi appoggio al bastone:

guarda dove metti i piedi, ma davvero!

VIDEO E FOTO. La Famiglia Bosina al Sacro Monte fa toccare il cielo con un dito ai ragazzi del Ferraris, tra poesie in dialetto e uno scenario fantastico

Sabato Grasso a Palazzo Estense

Sabato Grasso, 5 marzo 2022, decisamente ‘magro’ causa Covid ancora circolante. Ma la Famiglia Bosina fa quello che può pur di non tralasciare le tradizioni, in questo caso il Carnevale bosino, che aveva proprio nel sabato grasso il suo apice: i carri, i gruppi, le maschere, il discorso di Re Bosino…Qualcosa si è fatto, purtroppo a porte chiuse, per pochi intimi, in Salone Estense oggi alle 15, alla presenza del sindaco Davide Galimberti, del regiù della Famiglia Luca Broggini, di Re Bosino, di Pin Girometta, di Lidia Munaretti in abiti tradizionali, dei maneggioni e dei bimbi premiati al concorso fotografico per la Mascherina d’oro. Il regiù ha salutato i presenti, sottolineando il valore della famiglia, valorizzata in questo tempo di virus malefico che chiude in casa, e l’importanza del digitale, che permette tramite le foto, i video, i social di mantenere i contatti, la comunicazione, la festa. Loris Baraldi, che dal 1990 rinnova la tradizione del Pin Girometta, (maschera varesina nata nel 1956, impersonificata sino al 1990 da Enrico Vanetti e quindi dal Baraldi) ha spiegato l’origine della maschera, ufficialmente riconosciuta come maschera nazionale al pari dei vari Arlecchino, Pulcinella, Dottor Ballanzone…


Si è poi passati alla simbolica consegna delle chiavi della città, passate dal sindaco al Re Bosino. Per solito il passaggio avveniva il sabato di inizio del Carnevale e il Re teneva il comando per una settimana; i tempi grami attuali hanno ridotto il potere del Re di Carnevale, solo una ventina di minuti, il tempo necessario per leggere il tradizionale discorso in dialetto bosino, non particolarmente severo nei confronti della pubblica amministrazione. Il Re (alias Antonio Borgato) ha da subito ricordato chi lo ha preceduto nei panni del sovrano, Natale Gorini, morto nel 2021, per passare poi ad una veloce disamina di ciò che non va, sia a livello nazionale che locale, senza rigirare troppo il coltello nella piaga e finendo con il tradizionale brindisi, da compiersi con del buon vino, naturalmente. 

Ecco quindi la premiazione dei tre bimbi vincitori. Al primo posto Julen Ferrero, il bimbo-auto gialla, un Transformer dall’incredibile effetto scenico. Al secondo posto (assenti per malattia) i fratelli Porcini, Nicolò e Sebastian, due fratelli londinesi, uno truccato nella tipica cabina telefonica rossa, l’altro da telefono (purtroppo non possiamo mostrarveli). Infine il terzo classificato, Mirko Cattaneo, il Cappellaio matto. Infine il saluto del borgomastro Davide Galimberti, che ha lodato la Famiglia Bosina, capace di mantenere almeno un minimo di tradizioni anche in questo tempo così avaro, e che si è augurato un Sabato grasso 2023 finalmente colorato e chiassoso come prima della pandemia. Foto di gruppo, applausi, niente coriandoli né stelle filanti. Un Carnevale dietetico, ma l’anno prossimo sarà festa grande!

 

Discùrs dul Re Busìn par ul carnavàl 2022

Donn e tusàn, óman e fiö, gént da Varées,

di tücc i Castelànz, dul céntro e di paés:

Busìtt, mi va salüdi tücc, cumasessìa

ànca sa semm spartìi par via d’ra pandemìa.

‘Sto Virus cu’i sò variaziùn, porca sidèla,

l’è anmò in gìir e ‘l sa po mia ciapàll sótt sèla!

Inscì ‘l Re Busìn, sa ‘l vör parlàv un cicìn,

‘l dév fall via “media” in dul nòst dialètt busìn.

A prupòsit dul carnavàl l’è necessàri

regurdà un Re Busin dabùn straurdinàri:

un omm da scépa spòtiga bosina

bun da trà fö ‘sta Màscura d’ra naftalìna.

L’è già squasi ‘n ann che lü a l’è vugàa via,

dul Natale Gorini gh’hémm la nustalgìa.

Mi sun sicür che adèss ai santi in Paradìis

cunt i sò businàd ‘l ghe strépa fö ‘n surìis!

Sa parlum di santi, tra quèi püssée impurtànt

gh’è ‘l sant Antòni dul purscèll, da Varées ‘l vant.

Sa l’era mia par i Monelli du la Motta

quest’ann par ul falò sa faseva nagóta.

Par i malànn, al diséva ancasì ‘l Manzoni,

gh’hinn mia gnanca par i fest di sant i eceziùni,

ma sa po fà pulìtiga, giugà al balùn

e gh’è pócch da rispètt par i nòst tradiziùn.

E a prupòsit d’ra pulìtiga, saréss da dì,

gh’è pròpi mia da sta ‘légher, ma pàar a mi!

L’eleziùn dul Presidént du la Republica

l’è stàda ‘na scéna, par tròpp témp, patética.

Pürtròpp l’è dumà l’ültima dimustraziùn,

parchè nünch pudéssum rivà a la cunclüsiùn

che tra la gént nurmàl e chi a Roma la stà

gh’è püssée da ‘n abìss, difìcil da culmà!

L’ann passàa hemm avüü anca nünch i eleziùn:

i busìtt ‘l Sindich l’hann ricunfermà dabùn.

Sa véd che par ul Galimberti gh’è fidùcia

se ‘l sò segùnd quinquèni a Varées l’incumìncia.  

In gìir gh’hinn tanti laurà in pè, a vèss sincér:

pian di staziùn, autostràda, tütt un cantiér.

L’è impurtant ca ‘sa tìra drizz e pésg che in prèssa,

parché di àltar ròbb da fà ghe n’è ‘na rèssa!

Visìn ai gran prugètti ghe vör dass da fà

parchè püssée cüràda la sia la cità.

Pàrlum sia dul centro che du la periferìa:

büs pai stràa hinn tanti e póca pulizìa.

Sa po no dagh tütt i tòrt a la pandemìa

se da nünch, chichinscì, gh’è ‘n quaicòss che ‘l va mìa.

L’àltr’ann sa decantàva la nòstra cità

par cumè sa po vìiv e la sua qualità.

Mi védi però tanti butég saràa sü,

da gént ca sa pàrla pai stràa ghe n’è squàas pü. 

Dìsan che l’è calàda la pupulaziùn:

sperém che di busìtt la sia mia ‘n’estinziùn!

Ma da gént d’ingégn e da bóna voluntà

ghe n’è an’mò, tra i nòst busìtt, ‘na gran quantità.

Ga vöran par la cità e l’amministraziùn

pócch ciàciar da Partìi e püssée suluziùn!

Oh Gént, l’è assée inscì, mi pódi mia fà baldòria

cunt i mè car busìtt… ma, par finì in glòria,

mi va ‘l racumàndi: bevì ‘n bicér da vin

a la salüüt vòstra e dul vòstar…

Re Busin!

Ma che ‘l sia un vin sincér, sun mi che va ‘l cumàndi!

Discorso del Re Bosino per il carnevale 2022

Donne, ragazze, uomini, ragazzi, varesini,

di tutte le Castellanze, del centro e dei paesi:

Bosini, io vi saluto tutti! ugualmente,

anche se siamo distanziati a causa della pandemia.

Questo Virus con le sue variazioni, accidenti,

è ancora in giro e non lo si può sottovalutare!

Così il Re Bosino, se vuole parlarvi un po’.

lo deve fare via “media” nel nostro dialetto bosino.

A proposito del Carnevale è necessario

ricordare un Re Bosino veramente straordinario:

un uomo di autentica stirpe bosina

capace di togliere la naftalina a questa Maschera.

E’ quasi un anno che lui è volato via,

di Natale Gorini abbiamo la nostalgia.

Io sono sicuro che adesso ai santi in Paradiso

con le sue bosinate strappa loro un sorriso!

Se parliamo di santi, tra i più importanti

c’è sant’Antonio del porcello (abate), di Varese il vanto.

Se non fosse stato per i Monelli della Motta

quest’anno per il falò non si faceva nulla.

Per i malanni, lo diceva anche il Manzoni,

non ci sono eccezioni nemmeno per le feste dei santi,

ma si può far politica, giocare al pallone

e c’è poco rispetto per le nostre tradizioni.

E a proposito di politica, ci sarebbe da dire,

non c’è da stare allegri, pare a me!

L’elezione del Presidente della Repubblica

è stata, per troppo tempo, una sceneggiata patetica.

Purtroppo è solo l’ultima dimostrazione,

perché noi potessimo arrivare alla conclusione

che tra la gente qualunque e chi sta a Roma 

c’è più d’un abisso, difficile da colmare!

L’anno scorso abbiamo avuto anche noi le elezioni:

i bosini hanno davvero riconfermato il Sindaco.

Si vede che per Galimberti v’è fiducia

se incomincia il suo secondo quinquennio a Varese.

Ovunque ci sono tanti lavori in corso, a esser sinceri:

piano della stazioni, autostrada, tutto un cantiere.

E’ importante che si tiri dritto e piuttosto in fretta,

perché ce n’è tante d’altre cose da fare!

Vicino ai grandi progetti è necessario darsi da fare

perché la città sia molto più curata.

Parliamo sia del centro che della periferia

le buche per strada son tante e poca la pulizia.

Non si può dar tutte le colpe alla pandemia

se da noi, qui, c’è qualcosa che non va.

L’àltr’anno si decantava la nostra città

per come vi si può vivere e la sua qualità.

Io vedo però tante botteghe chiuse,

di gente che si parla per strada non ce n’è quasi più. 

Dicono che è calata la popolazione:

speriamo che dei bosini non sia l’estinzione!

Ma di persone d’ingegno e di buona volontà

ce n’è ancora tra i nostri bosini una gran quantità.

Ci vogliono per la città e l’amministrazione

poche chiacchiere di Partito e più soluzioni!

Oh Gente, è abbastanza così, io non posso far baldoria

con i miei cari bosini… ma, per finir in gloria,

io vi raccomando: bevete un bicchiere di vino

alla salute vostra e del vostro… Re Bosino!

…Ma che sia vino sincero, son io che ve lo comando!

Festa du ra Giöbia 2022 e Poeta Bosino 2021

Giovedì 27 gennaio 2022, tradizionale Festa du ra Giöbia ma il Covid ancora impedisce alla Famiglia Bosina, per il secondo anno, di festeggiarla con la cena, con i balli, con l’allegria. Grazie al giornale online Varesenoi e al suo direttore Andrea Confalonieri è stato possibile almeno vivere una versione televisiva della festa di dònn varesina, antesignana di San Valentino e dell’8 marzo. Ecco allora le immagini, che hanno permesso ai varesini di entrare nella sede della Bosina in via Speroni dove, ad attenderli, vi erano il regiù Luca Broggini, il suo vice Giuseppe Micalizzi, Mario Zeni, Marco Dal Fior, Marco Broggini ed Elena Zoja. Dopo i saluti del regiù, Lidia Munaretti e Antonio Borgato (i veri mattatori della serata, e vedremo il perché) hanno illustrato con abbondanza di particolari e citazioni dialettali il significato della festa du ra Giöbia, un appuntamento che la città di Varese tende a dimenticare (non tutte le pasticcerie, ad esempio, avevano in vetrina il dolce a forma di cuore) ma che grazie alla nostra Famiglia torna ogni anno di attualità.

E’ poi toccato a Marco Broggini, segretario del premio Poeta Bosino, illustrare in sintesi la storia di questo concorso poetico in dialetto, nato dieci anni dopo la fondazione della Famiglia Bosina, e cioè nel 1966. Un premio poetico che da allora ha sempre camminato a braccetto con la Festa du ra Giöbia. 25 i poeti partecipanti (un lieve aumento rispetto ai numeri degli ultimi anni), 48 le poesie in gara, questa la classifica.

Primo classificato Poeta Bosino 2021

Antonio Borgato

con la poesia

Anca par ti

con la seguente motivazione: “Il componimento è ben strutturato e organizzato su tre quartine ritmate e musicali e utilizza un dialetto ricercato, con particolare attenzione alla disposizione degli accenti, nel cogliere un momento particolare di meditazione e riflessione sul destino dell’uomo, cercando di dare un segno di speranza, una piccola luce per tutti dentro il buio della notte che ci avvolge.

Anca par ti

Scüür d’inciòstar intùrna, dumà ‘na finèstra inlüminàda:

l’è un lüm piscinìn, ‘na candìra pizzàda in sül scòss.

La lüsìss tremurént e la riéss mia a sciarì i umbrìi du la nòcc,

ma la sa véd, ‘mè ‘n fàru in màar, fìna da inscì tant luntàn.

Chi l’è che l’avrà pizzàda e quàal sarà ul sò parchè?

Fórzi la cumpàgna i uraziun par chi l’è pü a sto mund;

fórzi l’è ‘n ségn da sperànza parchè ga sia salüüt e pàas;

fórzi l’è ‘n invìid a turnà a cà par chi l’è nài o l’è sperdüü.

Quàal che ‘l sia ‘l sentimént, ‘l desidéri, la paüra l’è no impurtànt.

Déntar ul tò cör gh’è sèmpar ‘na quài sperànza, ‘n tripilamént:

l’è assée ‘n lüüm piscinìn, tremurént, in la nòcc pussée scüra,

te ‘l vàrdet ben e te podet réndas cünt ca l’è pizz anca par ti.

Anche per te

Buio d’inchiostro intorno, solamente una finestra illuminata:

è un piccolo lume, una candela accesa sul davanzale.

Brilla tremolante e non riesce a svelare le ombre della notte,

ma si vede, come un faro in mare, persino da così tanto lontano.

Chi l’avrà accesa e per quale motivo?

Forse accompagna una preghiera per chi non c’è più;

forse è un segno di speranza perché ci sia salute e pace;

forse è un invito a tornare a casa per chi se n’è andato o è disperso.

Quale sia il sentimento, il desiderio, la paura non è importante.

Dentro al tuo cuore c’è sempre una speranza, un’agitazione:

è sufficiente un lume piccino, tremolante, nella notte più scura,

lo guardi bene e ti accorgi che è acceso anche per te.

Secondo classificato

Carlo Piccinelli

con la poesia

Prima ca riva nott

con la seguente motivazione: “La poesia riflette pessimisticamente sul senso della vita umana, con la sua caducità e le sue ferite che si accumulano nel tempo ma invita comunque alla fine a sorridere e se possibile a lasciar correre sui tanti problemi che affliggono il cuore dell’uomo. La profondità del messaggio si accompagna poi all’utilizzo di un dialetto che usa termini ricercati e inusuali.

Prima ca riva nòtt Prima che giunga notte

Su àar da parpài vugàn via i ùr, Su ali di farfalla volano le ore,

un bòff da vènt e sa cambia direzion; un soffio di vento e si cambia direzione;

i medesìn cumedàn i dulùr, le medicine leniscono i dolori,

ma sòtt a ra scèndra nìsan i quèstion. ma sotto alla cenere dormono i problemi.

Ra gloria da ier l’è péna svapuràva, La gloria di ieri è appena evaporata,

i danée a quéll’ora là varéran nagòtt; il denaro all’ora fatale varrà nulla;

na scurléra sul cor la scund na ferìva: una smagliatura sul cuore cela una ferita:

rid e lassà cùur prima ca riva nòtt! sorridi e lascia correre prima che giunga notte!

Terzo classificato

Lidia Enrica Munaretti

con la poesia

Distraziun…in utubar

con la seguente motivazione: “Il componimento delinea un quadretto autunnale in cui la natura partecipa della vita dell’uomo in maniera giocosa e positiva, utilizzando un dialetto vivace e ricco di riferimenti all’allegria, al colore, all’infanzia, alla leggerezza, fino ai due versi finali in cui emerge il tipico elemento umoristico a interrompere improvvisamente la situazione idilliaca delineata nei versi precedenti.

distraziùn… IN utùbar

Crìan i föj sécch sóta i mè pass ligér,

’n sù tevidìn ‘l ma scalda i penséer.

Sü ’n fò quasi biótt rampega ’n nisciulìn

’n gatt al pisòca in sül mür dul giardìn.

Sa scürtan i giurnàa, ma che bèi culùur!

L’aütünn al pitüra i sò caplaùur,

i a fà sü in d’un véel tant ‘mè ‘na spùsa,

da rimirà bianca e maestùsa.

Vùus da fiö ca giügan pién de légrìa;

setàa in sü ‘na banchéta, a l’umbrìa,

dó dònn ciciaràn; ’n cagnö ‘l cùrr in sül pràa,

da ‘na finèstra ’n càntich passiunàa.

E mi camìni dàsi in sü sto santée

in mèzz a risciö, castégn e rüedée.

Ho ciapàa sü ’n scarpüsc… ma pògi al bastùn:

varda indùa ta métat i pée, ma dabùn!

DISTRAZIONE… IN OTTOBRE

Scricchiolano le foglie secche sotto i miei passi leggeri,

un sole tiepido mi scalda i pensieri:

Su un faggio quasi spoglio si arrampica uno scoiattolo,

un gatto sonnecchia sul muro del giardino.

Si accorciano le giornate, ma che bei colori!

L’autunno dipinge i suoi capolavori,

li avvolge in un velo come una sposa,

da ammirare bianca e maestosa.

Voci di bambini che giocano pieni di allegria;

sedute su una panchina, all’ombra,

due donne chiacchierano; un cagnolino corre sul prato,

da una finestra un cantico appassionato.

E io cammino adagio su questo sentiero

in mezzo a ricci, castagne e roveti.

Sono inciampata… mi appoggio al bastone:

guarda dove metti i piedi, ma davvero!

Come anticipato, Lidia e Antonio, grandi mattatori della serata, moglie e marito premiati entrambi. La serata si è conclusa con le parole del regiù, che ha presentato (Covid permettendo) i successivi momenti che vedranno la Famiglia Bosina impegnata nella sua ‘missione’: mantenere viva la bosinità.

FAMIGLIA BOSINA

CONCORSO POETA BOSINO 2021

Concorso di poesia dialettale bosina

Gentile Signora/Signore,

anche quest’anno abbiamo il piacere di inviarle il bando con le norme del concorso

Poeta Bosino 2021

Gli elaborati dovranno pervenire al nostro recapito presso la Libreria Antiquaria Canesi, via Walder n. 39, Varese entro e non oltre le ore 19.00 del giorno 5 dicembre 2020.

Cliccando quì troverà il modulo da compilarsi come da art. 4 del Bando di concorso.

Augurandoci di poterla annoverare fra i partecipanti, cogliamo l’occasione per porgerle cordiali

La storia di ‘Valzer par Varés’

La canzone in dialetto bosino ‘Valzer par Varés’ è stata scritta (parole e musica) da Carlo Zanzi nell’estate del 2007. E’ stata presentata la prima volta al pubblico il 16 novembre di quell’anno, in occasione della ‘prima’ di Agenda Varese 2008, in Salone Estense a Varese, cantata in abiti tradizionali da Lidia Munaretti e Antonio Borgato, eseguita alla chitarra da Carlo e Guido Zanzi (foto in alto).

Il canto è stato poi riproposto varie volte, sempre cantato dai coniugi Borgato, che lo hanno inserito in un loro cd di canti tradizionali in dialetto varesino. Il primo video del brano è della primavera del 2010, durante la Festa dei poeti al Caffè Zamberletti, sempre cantato da Antonio e Lidia, con base musicale realizzata da Marco Zanzi. Intorno al 2015 il Gruppo Folk Bosino, ad opera del Maestro fisarmonicista Stefano Capra, realizza una sua versione di ‘Valzer par Varés’, che viene eseguita più volte; si può trovare anche in un video, datato maggio 2017, girato in occasione della festa per i 90 anni del Gruppo Folk varesino.

Nel mese di giugno del 2021 viene realizzato il video ufficiale di ‘Valzer par Varés’, con la prima versione del canto, lievemente modificata nel testo. Il video, opera della videomaker Valentina Zanzi, riporta la versione cantata da Carlo Zanzi, alla chitarra Guido Zanzi, chitarra e basso Umberto Bellodi, fisarmonica Giuliano Mangano.

Il video si trova su youtube carlo zanzi valzer par vares official video.

Ecco il testo della versione dell’official video.

 

 Valzer par Varès

 

Ul Signùur l’eva bun,

ul Signùur l’eva in bona;

l’ha pensà: “Fo un belée”

e Varés e Varés l’eva in pè.

 

Ul munt Rosa l’è rosa al matin,

quand ul su ‘l bòfa cuntra ul sò fiàa,

quand i niul fann l’inchìn al seren,

saltà föra dul lètt a l’è ‘l mèn.

 

La Madona dul Munt l’è ‘n diamant,

la lüsenta me l’or d’un tesor,

rampegà la rizzàva e i capèll

var püssèe che la fama  e i giuièll.

 

Ul regiù di nost ter, Camp di Fiùur,

al sa fa carezà da l’arièta

pö, cuntent da vess lì, diss: “Mò spècia”

e regala ai nost gent piant e fiùur.                            Ul Signùur….

 

La basilica e ‘l gran campanil,

la piazèta e ‘l so Garibaldin,

sòta i pòrtigh, da sira, d’estàa,

vegn da dì: “Var la pena campà”.

 

Ma Varès a l’è ‘l tràfich che spüza,

in i cà vegnì sü tutt un bòtt,

pü nissün sa ‘l dialètt di nost vecc,

e la gent la g’ha prèssa, fa frécc.                            Ul Signùur…

 

Ul Signùur varda giò e sal dìis?

G’ha pazienza, perdona, capìss:

“Ai busìtt mi g’ho dai ‘n gran Varés,

un zichìn l’han trasà, ma rincréss,

 

ma che l’altar tuchèll resta bèll,

chela lì l’è la vùus ca cumànda,

porta föra da cà, la ta incanta,

ta ven voja da fa ‘l riturnèll”.                        Ul Signùur…2 volte

 

giugno 2021

girometta d'oro 2021

Girometta d’oro 2021

Ra Giruméta d’òr par ra fèsta da San Vitùr 2021 

“Cüràss cun la natüra, l’è lunga ma sicüra”, 

disévan i nòst vécc se ‘n quaivün l’éva in lécc. 

“I dutùr al lett d’un maràa hinn ‘mè i òrb ca tìran bastunàa”, ‘l giuntàva là ‘n tòcch ‘n quaivün un pù matòcch. 

Ma in ‘sti pruèrbi gh’è pócch da bunséns e sagézza 

e, incöö, fànn dumà surìid e tanta tenerézza. 

‘Na póma al dì la garantìss mia da restà san 

e scampà da malànn e da dutùr par cént’ann! 

In ‘sti ann da “gübèj”, dul virus cun la curóna, 

ga saréss da ringrazià püssée d’una persóna, 

però incöö, ra Famiglia Bosina da Varées 

la prémia ‘n càmis bianch ca ‘l unùra ‘l nòst paés. 

Par la Giruméta d’òr, difàti, l’ha pensàa 

pròpi a ‘n dutùr, un prufessùr, un busìn scienziàa 

che, ùltra a vèss un lüminàri in du l’uspedàl, 

l’è impegnàa in ‘sta “guèra” fina a livèll naziunàl. 

La Girometta d’oro per la festa di San Vittore 2021 

“Le cure con metodi naturali sono lunghe ma sicure”, 

dicevano i nostri vecchi se qualcuno era malato. 

“I dottori al letto d’un malato sono come ciechi che tirano bastonate”, vi aggiungeva qualcuno un po’ sciocco. 

Ma in questi proverbi c’è poco buonsenso e saggezza 

e, oggi, fanno solamente sorridere e tanta tenerezza. 

Una mela al giorno non garantisce il restare in salute 

e l’allontanamento di malanni e dottori per cent’anni! 

In questi anni grami (lett.: di maggiolini), del virus con la corona, si dovrebbero ringraziare più persone, 

però oggi, la Famiglia Bosina di Varese 

premia un camice bianco che onora il nostro paese. 

Per la Girometta d’oro, infatti, ha pensato 

proprio a un dottore, un professore, un bosino scienziato 

che, oltre ad essere un luminare in ospedale, 

è impegnato in questa “guerra” persino a livello nazionale.

                                                                                                                                                                   Re Busìn

 

girometta d’oro 2021

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Discorso del Re Bosino per il Carnevale 2021

Discùrs dul Re Busìn par ul carnavàl 2021

Donn e tusàn, óman e fiö, gént da Varées,

di tücc i Castelànz, dul céntro e di paés:

Busìtt, mi va salüdi tücc, cumasessìa

ànca sa pódum no truvàss in cumpagnìa.

Ul vìrus cun la “curóna“, ‘mè ‘l füss un re,

l’è ‘n gìir a rump i ball da ‘n’ann e ànca püssée.

Ul Re busìn ‘l vör istéss parlàv un cicìn,

ancabèn via WEB, in dul nòst dialètt busìn.

Sa l’è pö véra quéll che ‘l dis ul Camilleri,

che l’è méi ‘l dialètt par dì i sentimént, quìj séri,

l’è giüst alùra, ànca par nunc da Varées,

ciciarà cumè sa üsa in dul nòst paés.

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L’ann passàa ‘l carnavàl ‘l s’è podüü no güstà:

hinn ‘nài ànca a munt tütt i bèi ròbb prugramàa.

Ul Re busìn, anbén cunt i ciav d’ra cità,

l’ha dovüü adatàss e saràss déntar in cà

e tücc s’hinn mascuràa, e mia pa’l carnavàll,

ma par prutégias da ‘l maràgn e mia ciapàll.

Anca ul “Bernascùn” ‘l par ca sa sia adatàa,

e cumè i sò busìtt, ‘l sa véed tütt bèll quatàa

Dumà i can hinn stai cuntént da quésta magàgna:

par lùur ul “lock down” ‘l s’è trasfurmàa in ‘na cuccàgna.

Ma, a la fin, par cuntentà amìis e parént,

ti hett vist da spéss cun la lèngua föra di dént.

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Sa dis che Varées l’è tra i püssée bèi cità,

par cumè sa po vìiv e la sò qualità.

Hinn ‘na belézza i giardìtt, i làagh e i muntagn,

ma màncan mia, da sücüür ànca i sò magàgn.

In gìir gh’hinn tanti laurà in pè, a vèss sincér:

staziùn, rondò, piazza dul marcàa, tütt un cantiér.

Sperémm che infìn vàgan in port e pésg che in prèssa,

parché d’altar bèi ròbb da fà ghe n’è ‘na rèssa.

Tücc sa spéttan ca sa rìva a ‘na suluziùn

par la caserma e l’ex àrea Macchi dabùn.

La natüra ul büüs du l’ozòno l’ha stupàa,

sperémm che ‘n ragn dal büüs sìan pö bun da cavàa!

L’è giüst che i stràa sa fàgan par i biciclétt:

l’è impurtànt chè l’aria la fàga mia difètt.

Ma mia cumè a Biumm, in cürva e dumà ‘n tuchèll,

e ubligà i màchin a stà in cùa, al fà mia bèll!

‘Sto ann bisèst l’è stai par la salüüt funèst,

però ànca i butég hinn stai cunsciàà pa’i fest.

Tuchèi da stòria da Varées pian pian gh’hinn pü:

fìna ‘l cafè Zamberletti l’ha saràa sü.

Un bel tocch da stòria ‘l finìss e ‘n tocch ‘l cumìncia

par ul piantùn l’è pö finìda la gran trüscia:

ul Ginkgo Biloba l’è ‘n àrbur resistént,

ma ‘mè sìmbul da Varées l’è pócch cunsistént!

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Dabùn l’aministraziùn la gh’ha ul sò da fà,

ma nunc tücc gh’hemm ‘na quai respunsabilitàa.

I Cunsìli di Quartiér hinn stài metüü in pè:

rivaràn a métt ’n quaicoss da bun in dul carnée?

Prima da finìla, vurévi regurdà

che da chi a ‘n quaj mées sarà ‘l témp da ‘nà a vutà

pa ‘l Sìndich e ‘l Cunsìli par i cinq’ann ca ven:

cerchée da dì la vòstra e da fà i ròbb par ben!

Mi sun Re e par mi gh’è dumà la munarchia,

mi capissi pócch di ròbb d’ra demucrazia,

ma da frignà in sui “sòcial”, ‘ndémm, piantéla lì!

la vòstra, ai ségg du la vutaziùn, andé a dì!

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La finìssi chì, mi pódi mia fà baldòria

cunt i mè car busìtt… ma, par finì in glòria,

mi va racumàndi: bevì ‘n bicér da vin

a la salüüt vòstra e dul vòstar…

                                               Re Busin!

Discorso del Re Bosino per il carnevale 2021

Donne, ragazze, uomini, ragazzi, varesini,

di tutte le Castellanze, del centro e dei paesi:

Bosini, io vi saluto tutti! ugualmente,

anche se non possiamo trovarci in compagnia.

Un virus con la “corona”, come fosse un re,

è in giro a rompere le scatole da un anno e più.

Il vostro Re vuole ugualmente parlarvi un po’,

anche se via WEB, nel nostro dialetto bosino.

Se è poi vero quel che afferma il Camilleri

che è meglio il dialetto per esprimere i sentimenti, quelli seri,

è giusto allora anche per noi di Varese

chiacchierare com’è usanza nel nostro paese.

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L’anno scorso non s’è gustato il carnevale:

sono andati a pallino tutti gli eventi programmati.

Il Re bosino, pur con le chiavi della città,

ha dovuto adattarsi e chiudersi in casa

e tutti si sono mascherati, e non per il carnevale,

ma per protezione dal malanno e dal contagio.

Anche il “Bernascone” (*) pare si sia adattato,

e come i suoi bosini lo si vede tutto ben coperto.

Solo i cani sono stati felici di questa magagna:

per loro il “lock down” s’è trasformato in cuccagna.

Ma alla fine, per accontentare amici e parenti,

li si è visti spesso con la lingua tra i denti.

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Si dice che Varese sia tra le più belle città

per come vi si può vivere e la sua qualità.

Sono una bellezza giardini, laghi e montagne,

ma non mancano anche le sue magagne.

Vi sono tanti lavori in corso, ad esser sinceri:

stazioni, rondò, piazza mercato, tutti cantieri.

Speriamo che infine vadano in porto e in fretta,

perché di altre cose da fare ce n’è a bizzeffe.

Tutti s’aspettano che si arrivi ad una soluzione,

davvero, per la caserma e l’ex area Macchi.

La natura ha richiuso il buco dell’ozono,

speriamo che riescano poi a cavare un ragno dal buco!

E’ giusto preparare percorsi per le biciclette:

è importante che l’aria non sia inquinata.

Ma non come a Biumo, in curva e solo un pezzetto,

e obbligare le auto a star in coda non è bello!

L’anno bisesto è stato  funesto per la salute,

però anche i negozi sono conciati per le feste.

Pezzi di storia di Varese pian piano spariscono:

persino il caffè Zamberletti ha chiuso.

Un bel pezzo di storia finisce e uno incomincia.

Per il piantone è poi finito il gran da fare:

il Ginkgo Biloba è un albero resistente,

ma come simbolo di Varese è poco consistente!

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Davvero l’amministrazione ha il suo daffare,

ma noi tutti abbiamo qualche responsabilità.

I Consigli di Quartiere sono stati messi in attività:

sapranno mettere qualcosa di buono in carniere?

Prima di terminare, volevo ricordare che,

da qui a un qualche mese, sarà tempo di andare a votare

per Sindaco e Consiglio dei prossimi cinque anni:

cercate di dir la vostra e di far le cose per bene!

Io son Re e per me c’è solo la monarchia,

capisco poco delle cose della democrazia,

ma, suvvia, piantatela di lamentarvi sui “social”!

andate ai seggi per la votazione a dir la vostra!

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Mi fermo qui, non posso far baldoria

con i miei cari bosini… ma, per finire in gloria,

vi raccomando: bevete un bicchier di vino

alla vostra salute e a quella del vostro

                                               Re Bosino!

(*) Il campanile di s. Vittore (sec. XVII) progettato dal capomastro/architetto Giuseppe Bernascone

E’ IL GIRASOLE LA MASCHERINA D’ORO 2021

E’ IL GIRASOLE LA MASCHERINA D’ORO 2021

Quasi cento bambini hanno partecipato al concorso “Mascherina d’Oro 2021” organizzato dalla Famiglia Bosina che ha voluto mantenere la tradizione del Carnevale dedicato ai più piccoli anche in un periodo di emergenza Covid.

Le piccole maschere hanno inviato una foto dei loro travestimenti e la giuria, dopo un’attenta analisi di tutti gli scatti, ha proclamato vincitore “IL GIRASOLE” di Salazar Lopez Bardarè Kriste, di tre anni che ha raccolto 66 voti.

Al posto d’onore “DUE AMORI DA MANGIARE” di Nicolò e Sebastian Porcini, 6 e 3 anni, con 55 voti. Sul terzo gradino del podio “A UN PASSO DALLA LUNA” di Anna e Lucia Spreafico, 7 e 5 anni, con 52 voti.

Riconoscimenti speciali alla scuola Ronchetto Fè che ha partecipato con tre classi, blu gialla e rossa, con bimbi dai 3 ai 6 anni, sotto il titolo “PER CARNEVALE CI TRAVESTIAMO DA GIOIA, PAURA E RABBIA” e al gruppo “POKER D’ASSI  Quattro Piccole Curiose Fanciulle”   composto da Marta Dazanche, Francesca

Deidda, Rachele Martignoni e Camilla Oprandi, tutte tra i 7 e gli 8 anni