Il palio - Le 6 porte di Varese PDF Stampa E-mail
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Le sei porte

Le tracce sono ricordate nelle vie cittadine da apposite targhe apposte nel maggio del 1994.

Le cronache e i documenti dell’epoca testimoniano dell’esistenza delle vecchie porte di Varese almeno fin dal XV secolo.

L’antico borgo di Varese doveva estendersi tra le attuali via Veratti e via Bagaini da una parte e tra la piazza della Motta e piazza Cacciatori delle Alpi dall’altra. Era diviso in 6 contrade chiuse al loro ingresso da altrettante porte.

Il più antico documento che riferisce direttamente dell’esistenza di queste porte è datato 28 febbraio 1420 ed è costituito da una lettera inviata da in cancelliere ducale al Podestà di Varese, nella quale si invita il borgo a riaprire 4 delle sue porte, chiuse o murate a causa del periodo particolarmente turbolento che il Ducato ebbe a vivere in quegli anni.

Porta Rezzano ricordata anche nella Cronaca Adamollo (1654) per esservi stata collocata la testa di tale Filippino da Cugliate, rimasta esposta per anni ad ammonimento per tutti coloro che avessero scelto la “strada della ribalderia”. La Porta Rezzano si trova nell’attuale via Cattaneo ed era importante perché da essa iniziava la strada diretta al Sacro Monte e già allora i pellegrini erano assai numerosi.

La Porta Pozzaghetto è invece ricordata da un documento del luglio 1582, ed è l’unica di cui sia rimasta l’immagine, che riporta l’ingresso a Varese del Cardinale Federico Visconti. Nel 1599 fu interamente rifatta per la visita dell’Arciduca Alberto d’Austria e di Isabella, sorella del Re Filippo III, sua sposa. Porta Pozzaghetto si trovava all’altezza dell’attuale via Volta.

Un documento del 1580 riferisce di una casa “ac intus Porta Sancti Martini”; la Porta di San Martino si trovava a metà dell’attuale via.

Nel 1673 la Porta della Motta fu ricostruita più alta perché, come ricorda la cronaca Adamollo, “non si poteva passare con il baldacchino nuovo grande”. Era molto conosciuta perché consentiva di raggiungere il celebre mercato funzionante dal 1068. La Porta della Motta si trovava all’entrata settentrionale dell’attuale via Carrobbio. Davanti, come nel caso di Porta Pozzaghetto e di Porta Campagna, scorreva il Vellone.

La cronaca Adamollo riferisce ancora che Porta Campagna nel 1691 fu rifatta da un certo Alfonso Trinchinetti; Porta Campagna si trovava poco più addentro del punto in cui oggi si incontrano via Marcobi e via Veratti. Era la porta di uscita dal borgo che permetteva di dirigersi a Gavirate e a Laveno dopo aver attraversato un ponte sul torrente Vellone, e dopo questo c’erano i campi.

Porta Regondello, è ricordato nella cronaca del 1720, sorgeva nell’attuale via Donizetti.

Le sei porte, che nei secoli hanno subito moltissime modifiche, furono più volte rifatte fino a quando, nella prima metà del XIX secolo furono definitivamente demolite.