Indice
Il carnevale
Il Re bosino
Pin Girometta
Tutte le pagine

IL CARNEVALE BOSINO

Da un articolo de ”La Prealpina” del 1989:

“ Remotissime sono le origini del Carnevale varesino …

… Di certo si sa che diversi secoli fa, sull’esempio di Venezia, della vicina Svizzera e specialmente di Milano – luoghi questi in cui la tradizione era parecchio osservata - anche nel nostro “insigne borgo” si usava contrassegnare il periodo carnevalesco con manifestazioni e feste varie.

Durante la signoria di Francesco d’Este (1753 – 1780) il carnevale ebbe nella nostra città momenti di grande popolarità. Specialmente poi nel secolo scorso le manifestazioni carnevalesche si svilupparono; vi fu tra l’altro un periodo in cui i cortei mascherati richiamavano l’attenzione pubblica su taluni problemi di carattere sociale; nel 1879 ricordarono la realizzazione del ricovero per anziani, nel 1881 l’ospizio de i poveri e nel 1892 la cura marina dei bambini.

Per un lungo periodo il “Carnevalone” si imperniò sulla visita che “Re Bosino” faceva alla città. Arrivava col treno delle due e a riceverlo era una enorme folla fra la quale spiccavano finti amministratori pubblici in marsina. Ricevute le chiavi della città, Re Bosino saliva sul carro foggiato a trono e quindi, acclamatissimo, raggiungeva la piazza del Podestà ove, da un balcone, pronunciava un discorso.

In seguito gli organizzatori stabilirono il loro quartier generale presso il Teatro Sociale nel quale si svolgevano spettacolari veglioni e festose mascherate.

Venendo a noi il Carnevale Varesino fu risvegliato, dopo decenni di letargo, dal Comitato Befana Sportiva. L’edizione della rinascita si ebbe nel 1967. Le successive edizioni fecero segnare successi in crescendo, ma col passare del tempo lo slancio dei promotori si affievolì. Vi furono vari quanto vani tentativi di ripresa: l’ultima sfilata per le vie del centro si svolse nel 1984”.

Dallo stralcio dell’articolo sopra riportato risulta che anche per quanto concerne il Carnevale con carri e mascherate vi debbono essere state notevoli interruzioni.

Infatti nel 1967, dalle “Cronache” di Mario Lodi sul “Calandari” della Famiglia Bosina, si legge che l’11 febbraio di quell’anno “ … dopo circa 30 anni ritorna per le vie cittadine il corso mascherato di carnevale …”

E nel 1978, nelle stesse “Cronache” si legge che, in data 11 febbraio: “ … Dopo tanti anni di successi il Carnevale Varesino va in crisi: niente corso mascherato ma solo coriandoli …”

Nel 1981: “… La manifestazione del Carnevale Varesino, dopo mille difficoltà, si svolge per la prima volta lungo il Corso Europa, la spaziosa arteria che si snoda da Bosto al Nifontano…”

Nel 1982: “… Grande successo del corteo di carnevale tornato trionfalmente a sfilare lungo le vie del centro cittadino … animatore della manifestazione il “Pin Girometta”, la maschera varesina creata molti anni fa dal compianto prof. Giuseppe Talamoni …”

Nel 1985: “…Il Comitato del Carnevale Varesino decide anche per quest’anno di non organizzare la sfilata mascherata con carri allegorici …”

Nel 1989: “Domenica di carnevale (o domenica grassa): Viene ripreso il Carnevale Varesino dopo 5 anni di pausa (1984). Al pomeriggio grande sfilata fra due ali di folla festante, fra coriandoli e stelle filanti, lungo le vie del centro cittadino chiuso al traffico, sfilata aperta dalla tradizionale maschera bosina “Pin Girometta” in carrozza. Vi hanno contribuito otto quartieri: S.Vittore, Valle Olona,San Fermo, Biumo Inferiore,Biumo Superiore, Bustecche, Bosto e Casbeno…

…Quindici Corpi Bandistici della zona hanno condecorato il corteo mascherato.

Nel 1991: “… Sabato grasso …ma si direbbe che è già quaresima! Niente maschere, niente carri, niente sfilata … molta austerità (Guerra del Golfo)…”

Nel 1993 rivive, come già detto, il Re Bosino con il suo discorso.

Nel 1996, con iniziativa della Famiglia Bosina, rinasce anche il Carnevale con la partecipazione dei Rioni cittadini che allestiscono alcuni carri per la sfilata.

Nel 1997 la sfilata comprende ben 16 carri.

Nel 1998, il 28 febbraio: “ …al pomeriggio il centro … è preso d’assalto da migliaia di persone … per vedere la sfilata dei venti carri allegorici (due ore)… al corteo partecipa anche una carrozza trainata da due cavalli bianchi, sulla quale troneggia il Re Bosino, che ha alla sua sinistra il Sindaco e, di fronte, il Regiù della Famiglia Bosina …”

Da allora ed a tutt’oggi, il Carnevale Varesino si svolge con regolarità ogni anno: la domenica grassa, in una sala del Municipio, il Sindaco consegna al Re Bosino la chiave della Città. Il sabato grasso si svolge il corteo con carri e maschere, che si conclude con il discorso del Re Bosino, gli ultimi anni dal balcone della torre di Piazza Monte Grappa.

Dalle “MEMORIE CRONOLOGICHE” di Varese (1 gennaio 1847 – 30 settembre 1903 – di Antonio e Luigi Maroni – a cura di Gianpiero Buzzi e Clemente Maggiora – Ed. Lativa 2003:

1869 – Nel Carnevalone si introdusse anche qui da noi l’uso della maschera patriottica detta “Bosin”, si raccolsero delle offerte in denaro ed in effetti coi quali si istituì una lotteria in Piazza del Podestà nel giorno di giovedì grasso, e così pure premi alle migliori mascherate del successivo sabbato grasso.

1870 – In Carnevale oltre ai soliti veglioni si ebbe, come l’anno passato , la mascherata del Bosino nelle giornate di giovedì e sabbato grasso, e questa a spese di pubblica sottoscrizione.

1882 – Nelle giornate del Carnevalone si ebbe un gran barcone molto bene addobbato e che, composto di signori e di quattro signorine si incaricò di una questua per le contrade a favore del recente Ricovero di mendicità, e raccolse la bella somma di lire 600.

1884 – Giovedì grasso festival in Piazza del Mercato, arrivo della maschera Bosino con la moglie dalla strada ferrata, e viene condotto su un gran carro addobbato per la città con banda e gran corteo.

1885 - Si compie il carnevale con una lotteria in Piazza Podestà nel sabato grasso.

1886 - Il carnevale in piazza fu niente.

1887 - Il carnevale misero.

1892 - Tutto il carnevale venne danneggiato per le piogge ostinate.

1893 - Gli ultimi giorni del Carnevale una società di cittadini procurò dei bei carri di maschere che piacquero.

1896 - Povero Carnevale.

1898 - Il Carnevale è morto tranquillamente.

1899 - Carnevale modesto.

1901 - Oggi sabato grasso morirà il già morto carnevale.

1903 - Sabato grasso magro come tutto il Carnevale.



IL RE BOSINO

Quando, qualche settimana prima del Carnevale 1993 mi venne proposto, dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Varese, di riesumare e ..… reincarnare il “Re Bosino” rimasi un po’ perplesso, in quanto il personaggio mi era pressoché sconosciuto.

Ne avevo avuto notizia solo da qualche scritto di Speri Della Chiesa, del quale, con un gruppo di “Amici” e sotto la guida della figlia Angelica, stavo collaborando alla pubblicazione degli inediti.

Mi lessi i discorsi scritti dal Della Chiesa per il Re Bosino negli anni 1893 e 1929 e ricercai sulle “Prealpine” dell’epoca la storia di questo personaggio: il sabato grasso giungeva a Varese con il treno delle Ferrovie Nord, e alla stazione era ricevuto in pompa magna, poi con un corteo di carrozze attraversava la città fino alla sede del Municipio (che nel 1893 era in Piazza del Podestà) e dal balcone teneva il suo discorso al popolo bosino. Aveva la più ampia libertà di parola: commenti sugli avvenimenti, osservazioni, critiche e suggerimenti nei confronti di chiunque, con qualche particolare riguardo ai pubblici amministratori.

Decisi di accettare la proposta, e così il Re Bosino resuscitò, ed a partire dal Carnevale 1993 iniziò a declamare i propri discorsi. Per quanto concerne il suo abbigliamento, qualcosa si è potuto ricavare da una vecchia e sbiadita fotografia da un giornale dell’epoca. Oltre i due citati, del 1893 e 1929, non ho trovato testi di altri discorsi del Re Bosino.

Le manifestazioni di carnevale con la partecipazione del Re Bosino, non dovrebbero comunque aver avuto una regolare frequenza; infatti nel discorso del 1893, all’inizio il Re dice: … l’è ‘n pezz ca no sa védom … al sarà già ‘n dées ann …

il che fa presumere un’interruzione di almeno un decennio. E ancora nel discorso del 1929 dice: … semm scià anmò … dopo tanti ann e tanti!…

segno di una ulteriore lunga interruzione.

Il discorso del 1993 venne tenuto dalla balconata del Palazzo Municipale all’interno, verso i giardini pubblici.

Quello del 1994 da un palco situato in Piazza Podestà, di fianco al monumento del “Garibaldino”.

Nel 1995, arrivo con un treno d’epoca con locomotiva a vapore alla stazione delle Ferrovie Nord, accompagnato dal Gruppo Folcloristico Bosino, poi corteo fino alla piazza S.Vittore, con discorso da un palco appositamente predisposto.

Nel 1996, discorso nella tensostruttura appositamente predisposta per le manifestazioni e spettacoli del carnevale in piazza Marsala.

Nel 1997 e 1998 da un palco situato in Piazza San Vittore.

Nel 1999, 2000 e 2001 dalla balconata antistante il monumento in Piazza Repubblica.

Nel 2002, 2003 e 2004 dal balcone della torre di piazza Monte Grappa.

Nel 2005, essendo in corso nella Piazza Monte Grappa i lavori di rifacimento della pavimentazione, si è ritornati in Piazza Repubblica, come pure negli anni successivi.

Dal 1994 è stata istituita la cerimonia della “Consegna della chiave”: una settimana prima del sabato grasso il Sindaco consegna al Re Bosino la chiave simbolica della Città, a significare che durante la settimana seguente abdica ai propri poteri e li delega appunto al Re, il quale, seduta stante, proclama l’inizio dei festeggiamenti del carnevale.

NOTE: Nel 1893 (e probabilmente anche negli anni precedenti e seguenti) il Re Bosino fu interpretato da Carlo Pedetti, parrucchiere di Corso Matteotti, detto “Carletta” o anche “Carletta barbée”. Successivamente da Enrico Cremona, detto “Perpetua”.


PIN GIROMETTA

Nel 1955 nasce a Varese la Famiglia Bosina, ed il primo Consiglio è così composto:

Regiù   Comm. Ermenegildo Trolli
Massée   Rag. Vittorio Rota
Maneggioni   Umberto Bagaini
Dott. Giuseppe Franzi
M. Angelo Gadisco
Attilio Gaggini
Avv. Giulio Moroni
Mario Ravasi
Enrico Vanetti
Segretaria   D.ssa Anna Maria Pin

pingiromettaIn una delle sue prime riunioni, e precisamente in quella del 25 maggio 1956, il Consiglio delibera “di creare una Maschera Bosina, mediante un Concorso Pubblico”.

Nelle successive riunioni del 25 giugno e 26 luglio vengono esaminate alcune proposte e suggerimenti circa le norme del Bando, ed il 28 agosto ne viene approvato il testo definitivo e deliberata la sua pubblicazione.

In data 25 settembre il Consiglio prende atto che sono pervenute sette buste sigillate, contraddistinte da “motti” in conformità alle norme del Bando, e viene decisa la nomina di una Commissione Giudicatrice.

Nella riunione del 9 ottobre il Regiù riferisce sulle decisioni della predetta Commissione, e presenta i bozzetti prescelti che risultano, nell’ordine, dei Signori: Prof. Giuseppe Talamoni, Pier Luigi Talamoni e Mario Alioli.

Il 24 ottobre vengono premiati i concorrenti della terna, e concordate con il vincitore alcune piccole modifiche ai colori ed alla foggia dell’abito della maschera.

Nella successiva riunione del 30 novembre 1956 il Consiglio della Famiglia Bosina esprime il proprio gradimento, ed il Regiù “dichiara definitivamente varata la Maschera Bosina sul bozzetto “Pin Girometta” creato e presentato dal Prof. Giuseppe Talamoni”. Nella stessa seduta viene dato incarico all’Avv. Moroni per la sua illustrazione sul “Calandari” del 1957.

Questa è la storia della nascita del Pin Girometta, così come risulta dai verbali delle riunioni del Consiglio della Famiglia Bosina.

In un articolo apparso sulla Prealpina del 2 dicembre 1956 ed in quello del Calandari della Famiglia Bosina del 1957, viene detto che il Pin Girometta non è solo una geniale creazione artistica, ma probabilmente anche la rappresentazione di un personaggio storico.

GiromettaVi si legge infatti che il Prof. Talamoni, nell’accingersi a partecipare al concorso per la creazione della maschera locale, ha innanzitutto meditato sui fatti della cronaca bosina, e precisamente da questi doveva, improvvisamente, balzare viva la figura di un personaggio quasi leggendario, che lui stesso ha illustrato in modo quasi pittoresco: “… era un uomo – così egli scrive – che non stava mai fermo e lo si vedeva in tutte le zone del varesotto dove ferveva l’allegria, portando la sua spontanea nota popolaresca con l’improvvisare versi di occasione in dialetto bosino e smerciando le giromette, cioè quelle piccole figurine fatte di pane azzimo che, ornate di piume, di carte colorate e specchietti, si fabbricavano e si vendevano sul Sacro Monte …”

E il buon “Pin” portava e vendeva anche altre piccole merci di uso comune che in quei tempi lontani non era facile trovare nei quasi sperduti paesi: spilli e aghi, refe e fettucce, bottoni e “lazzaféss”, cose tutte allora molto ricercate dalle massaie, e che contribuivano a rendere attesa e ricercata la presenza del venditore girovago.

È comunque certo che il Pin Girometta scoperto ed illustrato dal Talamoni rappresenta una delle figure degne di essere ricordate quali tipi tradizionali delle nostre terre: non è una cara illusione, una lieta leggenda, forse è davvero storia, anche se esclusivamente locale.

“In questo caso – conclude il citato articolo della Prealpina – a lui potrebbe essere attribuito tutto il ricco, espressivo, scintillante linguaggio delle nostre terre, con il sottile umorismo paesano, con la malizia vivace e buona, con il garbo spontaneo che sono patrimonio delle genti bosine”.

2008La maschera è stata impersonata per molti anni da Enrico Vanetti, conosciuto come il “Vanetùn”, e dopo la sua morte, dal 1990 da Loris Baraldi.

Da circa un trentennio il Pin Girometta è diventato anche un personaggio del “Teatro dei Burattini di Varese” di Enrico Colombo, che lo ha inserito quale attore nelle proprie rappresentazioni.

Il suo nome è incluso a pieno titolo nell’elenco delle Maschere Nazionali, e, come detto all’inizio, sarà conosciuto in tutto il mondo quale “mascotte” dei Campionati Mondiali di Ciclismo su Strada del 2008.

Questa è la storia della Maschera della Città di Varese, il “Pin Girometta”, creato dal Prof. Giuseppe Talamoni e nato da un’idea, una felice ispirazione della Famiglia Bosina.

Testi e ricerche di Natale Gorini